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Esporre ciò che si prova può farci sentire fragili, giudicabili e inadeguati ai diversi ruoli che rivestiamo. Socialmente esposti a incarichi e maschere da sostenere; mettersi a nudo ci pone a confronto con ciò che scongiuriamo di perdere in termini di integrità e credibilità, temendo di minare relazioni di qualunque natura.
Oggi voglio parlare di questa emozione composta, l’ANGOSCIA= paura+tristezza. Accade che da un lato si ha la sensazione di essere minacciati da qualcosa di indefinito, dall’altro si percepisce il peso di un passato che ci portiamo addosso. Essa segnala che ci troviamo di fronte a un vuoto di senso e ci invita al confronto con la nostra condizione esistenziale; emerge nei momenti in cui il presente viene percepito come insostenibile a causa della proiezione di un futuro carico di minacce e privo di soluzioni (Ingrassia, 2026).
Ecco, molti anni fa successe che davanti a me si aprì questo varco emotivo in cui angoscia e panico (ma di questa emozione parlerò più avanti) palleggiavano; e io non conoscevo nulla di tutto questo. Sapevo solo di stare inspiegabilmente male. Lì iniziò il mio viaggio.
Decisi di non assumere farmaci che sedassero questa ingombrante sensazione di vuoto, e questa decisione mi mise difronte a un sentiero, che tuttora mi conduce a conoscere persone, a intraprendere percorsi e a respirare luoghi che ampliano sempre di più la mia conoscenza e la mia coscienza; integrando consapevolezze. Mi sono ritrovata a incarnare il mito di Chirone che rappresenta l’archetipo del “guaritore ferito“: il centauro saggio, il quale avendo provato il dolore in prima persona, è in grado di comprendere e curare quello altrui. Egli rappresenta la saggezza derivata dalla sofferenza, che aumenta la sua empatia e capacità di essere al servizio degli altri.
Pochi giorni fa, ho ri-esplorato questo tema attraverso le Costellazioni familiari e la Psicobiologia emotivo-comportamentale. Ed è stato simbolico come questi due strumenti abbiamo sinergicamente contribuito a elaborare il processo esplorativo.
Nella costellazione è emerso come il sintomo fosse identificato con ,una persona esclusa nell’ultimo periodo di vita, dalla mia famiglia e quindi dal mio campo morfogenetico; una figura maschile che mi guardava e mi vedeva piccola, e non mi riconosceva in questa piccolezza. Il sollievo è avvenuto nel posizionare questa figura dietro di me, sentire il suo sostegno dietro le spalle; questo movimento mi ha tolto carico di “angoscia” rispetto a temi connessi alla mia famiglia; ho quindi percepito il mio lignaggio maschile darmi struttura e direzione.
Nella sessione di psicobiologia invece, durante una fase delicata del processo emotivo che stavo portando fuori, è emersa tutta la rabbia e il dolore provato da bambina con un’altra figura di riferimento, inerente la vita sociale; che mi aveva vessata e “fatta a pezzi”. Permettendomi pienamente di dare voce alle emozioni, ho seppellito poi dentro di me in un luogo di pace questa persona, concedendomi l’opportunità di essere libera. Questa evoluzione è potuta passare solo attraverso il riconoscimento pieno della mia rabbia, facendone esperienza nel corpo e nel sentire.
Ciò che emerge alla fine di tutto questo lavoro è la risonanza. Queste due figure erano infatti entrambi dei maestri, uno era mio nonno, l’altro il mio maestro di prima elementare. Simbolicamente osservo come dentro di me abitano questi maestri, uno pronto a sostenermi, incoraggiarmi e a darmi direzione; l’altro a svalutarmi, a disprezzarmi e a non farmi connettere col mio potere personale.
Questa presa di consapevolezza ha fatto spazio alla comprensione di chi voglio scegliere di ascoltare. A quale maestro voglio dare ascolto? A quello che se lo includo nella mia vita può spronarmi a mantenere la schiena dritta e andare verso il mio cammino, o a quello che svalutandomi mi dice che non ce la farò mai e che non ho capacità?
Oggi posso scegliere di dare ascolto a quel Maestro che guardo alle mie spalle, attraverso il quale ho ricevuto il dono della vita e onorando le mie radici ne posso fare buon uso; poiché tutti i membri che noi escludiamo dal nostro sistema familiare, rivendicano appartenenza e se non inclusi si trasformano in irretimenti e in sintomi. Il nostro albero genealogico pretende che i principi di equilibrio, ordine e appartenenza vengano rispettati.
Oggi posso scegliere di connettermi a quella dose di rabbia funzionale, che equivale alla determinazione che mi invita a seguire la mia strada con coraggio.
Oggi posso scegliere di connettermi a quella scintilla divina da cui tutti noi proveniamo, attraverso la quale co-creiamo il nostro piano di realtà.
Nell’angoscia, dunque, abita non solo la paura del fallimento, ma anche l’opportunità di riscrivere il senso del nostro cammino (Ingrassia, 2026).
